La Michelangelo Foundation presenta
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Discorso inaugurale di Johann Rupert

26 Settembre 2018

Ma che bella giornata…
Questo è il mio benvenuto.

In italiano usiamo “bello” per dire tante cose: e io uso questo aggettivo, oggi, per invitarvi a godere di questa giornata “bella” su un’isola magica. Il mondo presenta tante difficoltà, ma noi oggi vogliamo raccontare una storia bella: bella soprattutto perché vera, e tangibile.

Dal Palladio in avanti, qui tutti i più grandi artisti e artigiani hanno lasciato testimonianze uniche.
Qui oggi scopriamo spazi e ambienti creati da grandi esperti, in cui vengono presentate le opere inedite di centinaia di maestri d’arte dei nostri giorni, provenienti da decine di Paesi.
Qui oggi inauguriamo Homo Faber, riscoprendo questo fil rouge di creatività e di mestiere che ha attraversato i secoli per arrivare fino a noi.

Homo Faber non è una semplice esposizione che ripete altre esperienze del settore.
Non è un avvenimento per feste e fasti.
Non ha scopo commerciale.
Non è marketing o pubblicità.

Homo Faber è un investimento culturale dedicato alla bellezza, a una bellezza non effimera ma durevole.

Homo Faber è la narrazione di un’umanità che guarda al futuro con ottimismo, perché il talento, che si trova in tutti i Paesi, ci permette di trasformare l’idea di oggi nella bellezza di domani; e Homo Faber è il racconto non di uno, ma di tanti talenti.

Homo Faber è un tassello nella storia dell’umanità, che offre la visione di un patrimonio tutto contemporaneo di testimonianze materiali, di opere e di storie: la storia dell’uomo è fatta di oggetti, ma anche di idee e di passioni.

In un momento difficile per il mondo, qui, in quest’isola, si parla solo di bellezza e di talento, di tutto quello che le mani dell’uomo sanno fare sempre meglio di qualunque macchina: parliamo di mani, cuori e menti che vivono con la passione del fare, e del fare bene.

Nel nome stesso, Homo Faber c’è tutto il programma: l’uomo artefice del proprio destino, grazie al suo talento e alla sua passione. Perché qui non si parla dell’homo homini lupus, ma appunto dell’homo faber: non dell’uomo che è nemico di tutti, ma dell’uomo che con il suo talento plasma un destino migliore per sé e per gli altri, lasciando la firma sui suoi manufatti.

L’alto artigianato è un patrimonio non di un singolo Paese, ma dell’umanità. E Homo Faber nasce come una mostra internazionale: questa edizione è dedicata all’Europa, a tutta l’Europa – dalle Azorre alla Russia, e dall’Islanda alla Sicilia. La prossima, come Johann Rupert ha anticipato, si aprirà agli artigiani del mondo.
Homo Faber è dunque l’inizio di un percorso che si articolerà intorno a due punti:
1. Un network sempre più internazionale e articolato. Perché dallo scambio di idee ed esperienze nasce quel movimento culturale che porterà a una valorizzazione più efficace del mestiere d’arte e della creatività. Oggi il mondo non è più quello del Grand Tour dell’Ottocento, dove si andava a “chiner” e si scoprivano talenti; oggi i ttalenti devono circolare, muoversi, essere scoperti per essere valorizzati. E quindi, apprezzati e remunerati.
2. La volontà di mettere “in rete” i maestri d’arte in rete, offrendo loro opportunità di visibilità, di promozione e quindi anche di trasmissione del loro saper fare. È necessario formare una generazione di giovani (meno dottori e più lavoratori) che sappiano parlare la lingua del mondo che cambia.

Il nemico di questo mondo, che abbiamo definito “bello”, non sono la tecnologia e la velocità, ma l’ignoranza e l’omologazione.
Questo è il nemico che vogliamo affrontare e vincere, come fa San Giorgio qui sul campanile, che uccide il drago.

Quest’isola non è quella del giorno prima, ma quella del giorno dopo – parafrasando Umberto Eco: quella di domani. Quella di un futuro più umano.

Qui troverete varietà, pensieri, impegno e fatica: ovvero i “ferri del mestiere” di ogni artista e maestro d’arte.

Non avevo forse ragione nell’iniziare dicendo che questa è una “bella giornata”? E finisco con lo stesso ritornello, come se questo fosse un preambolo, un’ouverture, e il meglio di quest’opera debba ancora svelarsi.

Grazie a tutti.

Johann Rupert